Perché Passguard ha rifiutato 30.000 dollari di crediti gratuiti degli hyperscaler
Tom Leijte a Security Innovation Stories: perché Passguard ha rifiutato i crediti gratuiti degli hyperscaler, è passata a provider europei e cresce con i partner.

Tom Leijte, CEO e cofondatore di Passguard, è stato ospite del podcast Security Innovation Stories. Si è parlato della crescita dell’azienda, della sua ambizione di diventare l’alternativa europea per il monitoraggio degli infostealer e del perché abbia deliberatamente rifiutato decine di migliaia di dollari di crediti gratuiti offerti dagli hyperscaler.
Registrata durante Cybersec Netherlands 2026, la conversazione tratta anche il passaggio di Passguard a provider di infrastruttura europei e la sua rete di partner in crescita.
Perché Passguard ha rifiutato i crediti gratuiti degli hyperscaler
Uno dei temi dell’intervista è la decisione di Passguard di rifiutare decine di migliaia di dollari di crediti gratuiti offerti dagli hyperscaler.
Dopo il round di investimento di Passguard a settembre 2025, diversi grandi cloud provider americani si sono fatti avanti con offerte allettanti. Questi crediti avrebbero potuto ridurre in modo significativo i costi di infrastruttura, ma Tom spiega perché Passguard ha deciso deliberatamente di non accettarli.
La decisione rientrava in una strategia più ampia per ridurre la dipendenza dai fornitori tecnologici americani. A marzo 2026 Passguard ha fatto un ulteriore passo avanti, migrando la propria infrastruttura principale da Microsoft Azure a sei provider europei: 23M, Impossible Cloud, UpCloud, OVHcloud, Filen e bunny.net.
La transizione non è stata priva di costi. Passguard ha rinunciato a incentivi finanziari consistenti e durante la migrazione ha dovuto gestire entrambe le infrastrutture in parallelo.
La nuova configurazione offre però una maggiore flessibilità. Invece di affidarsi a un unico hyperscaler, Passguard lavora ora con più provider europei specializzati, ed è più facile sostituire singoli servizi senza migrare l’intera infrastruttura.
Per Tom, questa decisione riflette l’ambizione più ampia di Passguard di diventare l’alternativa europea per il monitoraggio degli infostealer. Come spiega nell’intervista, costruire un ecosistema tecnologico europeo più forte significa anche essere disposti a scegliere alternative europee.
Crescere attraverso le partnership
Oltre all’infrastruttura e alla sovranità digitale, Tom ripercorre lo sviluppo commerciale di Passguard dalla sua precedente intervista con Security Innovation Stories. Uno dei cambiamenti più importanti è la crescente attenzione alle partnership.
Invece di rivolgersi direttamente a ogni organizzazione, Passguard collabora con aziende di cybersecurity e fornitori di servizi IT che integrano il monitoraggio degli infostealer nei propri servizi.
Tom spiega come questo approccio aiuti le organizzazioni ad adottare la tecnologia di Passguard tramite partner di cui si fidano già. Un solo partner ha collegato più di 200 aziende ai servizi di monitoraggio di Passguard in poco più di un anno.
L’intervista mostra anche come le organizzazioni trovino nuovi usi per l’intelligence di Passguard, come AFAS che la utilizza per proteggere gli account dei propri utenti.
Leggi l’intervista completa
Leggi l’articolo completo su Security Innovation Stories (in olandese).
Per un approfondimento tecnico, leggi il nostro articolo sulla migrazione dell’infrastruttura di Passguard.
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